KHALED HAFEZ
Khaled Hafez nasce al Cairo nel 1963.
Per anni si dedica a studi di pittura mentre
contemporaneamente studia alla facoltà di medicina.
Un approccio attento al suo lavoro rivela una matura e consapevole
analisi sociale del mondo contemporaneo, non solo dell’ambiente circostante
all’artista, nato e cresciuto in Egitto.
Le sue tele ci offrono una
sovrapposizione contestuale di icone sacre ed immagini commerciali , dando vita
a risultati assolutamente individuali ed insoliti che attingono e vengono
sorretti da numerosi fonti.
Nel suo lavoro multimediale
convergono i linguaggi dei nuovi media delle società cosmopolite, delle riviste
e delle pubblicità di largo consumo, così come le suggestioni evocate dall’architettura del
Cairo e le sarcastiche e sagaci rivisitazioni dell’iconografia faraonica.
Esposto alla natura
iper-sofisticata e violenta delle immagini commerciali nella società
dell’apparenza, dopo aver vissuto alcuni anni a Parigi, Hafez reagisce a quel
fenomeno di appropriazione culturale di valori occidentali che si sta
verificando in Egitto da tempo.
Per perseguire tale fine, per
offrire all’osservatore uno spunto di riflessione e di interrogazione, la sua
produzione artistica spazia dalla
pittura astratta alla costruzione figurativa. Recentemente ha esteso il suo
lavoro anche al regno della videoarte.
Il suo primo progetto video, Idler’s logic , crea una visione
d’insieme riempita di collages, citazioni, violenza, colori ed immagini.
A partire dall’11 settembre
del 2001, ininterrottamente, raccoglie e si serve, nei suoi lavori
multimediali, di un repertorio di immagini di natura sociale e politica;
immagini di sommosse, contese, folle infuriate, immagini di conflitti, guerra,
fotografie private di “terroristi” e
quelle della gente “semplice” dai lineamenti nordafricani e mediorientali,
fattezze che, da sole, sarebbero sufficienti a rendere chi ne è contraddistinto
sospetto di terrorismo e a renderlo nemico della modernità e del mondo libero
.
Quello che preme all’artista
è sottolineare la confusione che si è generata sotto l’ “etichetta” di nordafricano, arabo o mediorientale, che
inquadra prepotentemente assieme all’artista stesso anche altri numerosi
artisti, intellettuali, scienziati, laici e persone normali, sparsi in tutto il
mondo e coinvolti solo indirettamente nei tremendi accadimenti politici ed
umani degli ultimi anni.